“Credo molto nelle attitudini che sono i semi del talento. Le attitudini sono delle predisposizioni naturali a fare delle cose, che solo se alimentate e coltivate ti permettono di sviluppare un vero e proprio talento.”
“Non si lavora solo con la passione.
La passione non basta: per raggiungere il successo
ci vuole disciplina”
Ci incontriamo a Milano nella sede della McCann (link), una delle quattro maggiori holding pubblicitarie del mondo.
Lui è Daniele Cobianchi (link), amministratore delegato di McCann Italia, e io ho molto rispetto non solo della sua posizione professionale, ma soprattutto del percorso che lo ha portato ad essere quello che è.
Quando iniziamo a confrontarci, mi rendo conto che il suo punto di vista è strutturato e diverso dal solito. Introduce nella sua riflessione il concetto di attitudine, differenziando il tutto attraverso le dimensioni dell’orizzontalità e della verticalità.
“Il talento è come una cosa già formata. Quando uno nasce con un talento, questo si fa notare molto presto. È anche molto ingombrante, come se non riuscissi a sviluppare niente di diverso da ciò che hai dentro e che ti porta a fare quella cosa per la quale sei destinato. E questo tipo di talento, è un talento che non è in ‘everyone’, ma solo in alcuni. Credo invece nelle attitudini che sono i semi del talento. Le attitudini sono delle predisposizioni naturali a fare delle cose, che solo se alimentate e coltivate ti permettono di sviluppare un vero e proprio talento.”
Trovo interessante il suo punto di vista, perchè spesso si confondono le due cose. Ma siamo davvero convinti che l’attitudine sia innata, mentre il talento è concettualmente un valore acquisito?
“Guarda, io mi sento una persona orizzontale. Ho studiato legge, sono avvocato. Ma non ho mai fatto l’avvocato. Poi, durante l’università, ho lavorato con mio padre che commercializzava strumenti chirurgici per le sale operatorie per poi passare alla musica. Ho lavorato come giovane cantautore con i produttori e musicisti di artisti italiani come Lucio Dalla, Biagio Antonacci e Samuele Bersani, respirando l’atmosfera di grande creatività che aleggiava a metà degli anni ’90. E infine sono diventato un pubblicitario. Quindi la domanda che mi pongo è: ‘Il talento è orizzontale o verticale?’ Probabilmente il talento è verticale. Tu hai un talento ed è forte, definito, chiaro che in genere ti fa prendere una strada ben delineata. Poi ci sono le attitudini che sono la capacità di mischiare verticalità diverse che combinate insieme possono diventare talento. Intendo che tutte le esperienze che ho fatto, queste caratteristiche orizzontali che avevo, mi hanno permesso nel tempo di affinare il mio vero talento, fatto proprio dalle tante attitudini espresse nel tempo.”
Amo affrontare il tema del talento perché mi permette, e permette a chi dedicherà del tempo a questa ricerca, di scoprire sfumature e punti di vista straordinari e sempre costruttivi. Non esiste una verità assoluta. L’unica cosa certa è che esiste una necessità, come racconta Daniele, di riconoscere le proprie attitudini attraverso le esperienze. Più ne facciamo e più l’orizzontalità delle nostre attitudini diventerà verticale, alimentando così il talento (che resto fermo dell’idea sia in ognuno di noi, in attesa di essere alimentato e maturo per essere comunicato al mondo).
“Quello che voglio dire è che il talento risiede anche nella capacità di distribuire la propria attenzione su tante cose diverse. Se sei capace di mettere a sistema tutte queste competenze, puoi eccellere in vari ambiti della vita. L’esperienza commerciale con mio padre mi ha permesso di relazionarmi con i clienti, l’esperienza con la musica mi ha permesso di tradurre e comprendere il linguaggio dei creativi. L’università mi ha dato un’apertura mentale e la capacità di assimilare concetti, anche quelli che non avrei desiderato. Ma quando ho fatto il primo stage in un’agenzia, ho capito che tutto quello che avevo fatto prima si concentrava in quel mestiere. Non era il piano B di un musicista, ma il mettere a disposizione tutte le mie competenze ed esperienze in un ambito specifico. Ho lavorato tanto e l’impegno è stato tanto, ma non posso dire che sia stato difficile; è stato naturale.”
Quanto bello è non forzare le cose ma sentire di essere nel flusso, a favore di vento. Da windsurfista ti rendi conto che andare di bolina tutta la vita, diventa davvero difficile. Non ci si diverte, si fatica e non si arriva mai dove vorremmo arrivare.
Detto questo e scoperte le attitudini orizzontali che hanno reso Daniele Cobianchi verticale nella sua professione di Amministratore Delegato di McCann, gli chiedo: “Ma qual è il tuo talento?”
“Non lo so sinceramente. Credo di avere delle caratteristiche che mi vengono riconosciute, una su tutte quella di saper guardare sempre le cose da un punto di vista differente. Questo mi ha dato molta distintività e unicità nel mio mestiere. Ma la capacità di cambiare punto di vista deriva anche da un’inquietudine che continua a stimolarmi, una sofferenza serena che mi spinge a cambiare prospettiva e aprire nuove strade. Come diceva il grande pubblicitario David Ogilvy: ‘Divine Discontent’.”
Un grande talento quello di saper cambiare il punto di vista. Perchè significa apertura mentale, capacità di adattamento, onestà intellettuale nel mettersi in discussione e coraggio di uscire continuamente dalla proprio comfort zone.
Ma dal punto di vista del successo? Chi raggiunge certi obiettivi professionali, a volte, non ne ha la reale consapevolezza.
“Eh, lì dipende dal significato che vogliamo dare al successo. Ad oggi sono 11 anni che lavoro in McCann e, come saprai, i grandi gruppi seguono l’oscillazione dei macro cambiamenti culturali, sociologici ed economici. Se il tema è essere arrivato in una grande agenzia in un momento difficile ed essere riuscito, insieme a tante persone che mi hanno aiutato, a riportarla ai vertici dell’immaginario collettivo, allora devo dire che sono una persona di successo. Se questo è un punto d’arrivo? Allora no. Questo è stato il mio compito che ho cercato di fare al meglio con passione ma soprattutto con una grande disciplina che è un modo di fare le cose, di approfondire, di non prendere per buona solo la prima soluzione.”
Daniele introduce un altro tema, quello della disciplina, che obiettivamente non viene menzionato abbastanza quanto la passione, il senso del dovere, la creatività o la determinazione. Disciplina significa dominio dei propri istinti, dei propri impulsi, dei propri desideri. Significa darsi delle regole non imposte, e rispettarle con sacrificio. Una forma di maturità richiesta, un modus operandi che rende l’approccio al lavoro credibile e sistemico.
Per concludere gli chiedo di cosa ha paura o se non ne ha.
Daniele mi risponde come può rispondere un uomo di successo, classe 1970.
“Una mattina ti alzi, e ti rendi conto che un altro sogno non si può più realizzare. Ecco, questa è la mia più grande paura”.
“Un’altra grande lezione è di non sprecare mai il nostro tempo e cercare sempre di raggiungere i nostri sogni. Non è detto che si realizzino, ma come sappiamo, il percorso stesso è la grande opportunità.
Grazie Daniele, è stato un vero piacere confrontarmi con te perchè hai saputo dare un contributo importantissimo alla ricerca del talento e di tutti i suoi più profondi significati.
P.S. Scusa ancora per aver disegnato un occhiale sulla lavagna della sala riunioni con un pennarello indelebile;)








